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DISLESSIA SINTOMI NEI BAMBINI

ottobre 15th, 2012|1 comment

Cos’è la dislessia? Perché fa così paura questa parola? E’ una malattia? Se lo è, come possiamo curarla?

Queste sono le principali domande che si pone un genitore nel momento in cui scopre che suo figlio soffre di dislessia. Qual è l’età in cui un bambino “diventa dislessico”?

Nel momento in cui il proprio figlio impara a leggere e scrivere può commettere degli errori di grafia o di lettura che possono essere interpretati come i primi sintomi di dislessia. Molto spesso sono gli insegnanti della scuola primaria che si accorgono di questa sindrome ormai diffusa e, dopo varie verifiche e riscontri, sono loro stessi ad avvertire i genitori della situazione.

Ed è da qui che sorge il caos ed una preoccupazione a volte esagerata nei confronti dei propri bambini. Si inizia a ricercare il significato del termine “dislessia”, si cercano psicologi, si va a chiedere aiuto ad associazioni od enti specializzati nel settore; al contrario, ci si “chiude a riccio”, per evitare il “problema”.

In tutto questo polverone, però, occorre domandarsi se già dalla classe prima della scuola primaria sia necessario dichiarare un bambinodislessico

o se, invece, sia doveroso attendere i risultati di test eseguiti durante la classe seconda, ovvero, quando il bambino abbia acquisito le primarie abilità di lettura e di scrittura e abbia ben consolidato i meccanismi propri di tali attività.

C’è chi afferma che esistono dei segnali, visibili a partire già dai 3 o 4 anni di età

che dovrebbero mettere in guarda i genitori, ma stiamo attenti a non decodificare erroneamente ogni gesto del proprio figlio. In questo caso occorre distinguere un semplice campanello di allarme con la dislessia vera propria. E’ necessario che i genitori non etichettino i propri figli o non fraintendano eventi anomali con ciò che può essere stabilito solamente da un esperto nel campo dei Disturbi dell’Apprendimento.

Precisiamo che la dislessia riguarda un deficit nella componente fonologica del linguaggio che è correlato ad altre abilità mentali

Pertanto, come sostiene anche l’International Dyslexia Association, non si tratta di una malattia o di un problema mentale, ma di una disabilità dell’apprendimento di origine neurobiologica.

Dovete subito affidarvi ad un esperto del settore

il quale, sottoporrà vostro figlio ad una serie di test per verificare l’esistenza della sindrome di dislessia.

Nei primi anni di scuola primaria occorre valutare i prerequisiti per l’abilità di lettura ed osservare se vengono discriminate in maniera corretta i grafemi che differiscono per piccoli particolari, come ad esempio, la “m” dalla “n”, la “f” dalla “t”, la “b” dalla “d”, e via dicendo. Ancora, occorre verificare se il bambino discrimina correttamente i grafemi che corrispondono a fonemi sordi da quelli relativi ai fonemi sonori e, pertanto, si osserva se egli distingue le seguenti coppie di fonemi simili: F – V, T – D, P – B, C – G, L – R, M – N, S – Z. In seguito, occorre vedere se viene eseguita correttamente la suddivisione delle parole in sillabe.

Considerando che la sindrome di dislessia ha ripercussioni anche sulla scrittura e sull’apprendimento logico-matematico, è bene cercare di limitare tale deficit, riconoscendo il problema e senza fare troppi giri di parole attorno a quest’ultimo

solamente cogliendo le difficoltà manifestate dai nostri figli possiamo attivare progetti e percorsi che lo aiutino a superare certi ostacoli

C’è chi si sofferma nello specificare che la dislessia non deve essere vista come un “problema” del bambino ma come una diversità da concepire come ricchezza o come un “dono”: facciamo attenzione a non generalizzare ed a banalizzare queste definizioni, che, seppur siano corrette, devonono essere sempre inserite in un giusto contesto

Un bambino che possiede la sindrome della dislessia necessita di cure e del sostegno adeguato, da parte di esperti e, la famiglia, in primis, deve collaborare positivamente sia con la scuola, sia con l’equipe di riferimento per il superamento di questo disturbo dell’apprendimento.

COME AIUTARE UN DISLESSICO

Esistono diverse teorie e metodologie da adottare per superare la dislessia, di stampo sia psicologico, sia pedagogico, sia neuropsicologico.

Sentirete spesso parlare, nei vari forum o in siti di associazioni sulla dislessia, del noto “metodo Davis”, in cui si spiega che si possono utilizzare più strumenti per migliorare la lettura di grafemi di suono o forma simili: dall’alfabeto creato con la plastilina, alle parole unite alle immagini, alla lettura e rilettura attenta delle parole e della punteggiatura all’interno di un testo.

Esistono, poi, teorie improntate sull’approccio neuropsicologico della dislessia, in cui quest’ultima viene studiata come un disturbo dell’apprendimento legato alla percezione dell’immagine ed alla sua rielaborazione mentale. In questo caso si parla di disfunzione del sistema “propriocettivo” e di terapie che riguardano i centri propriocettivi cerebrali e le variazioni del tono che è possibile operare in uno o più muscoli oculomotori attraverso diversi strumenti. Ancora, si parte dal presupposto che la dislessia sia dovuta ad una postura corporea non corretta, a difficoltà di equilibrio automatico ed, inoltre, ad abilità motorie non del tutto evolute.

(guarda http://it.wikipedia.org/wiki/Dislessia) e per rispondere alla domanda cerca volantino del dentista.

 

 

One Comment

  1. Ehi bell’articolo. Mi è piaciuto davvero, comincio a seguire il blog 🙂

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